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inspiegabilmente visitato *loading* volte... e a volte, ritornano!!!

Contro la musica nel template

lunedì, 16 novembre 2009

Prendimi come fossi in un film

lenti movimenti timidi

una cosa però

del futuro so già

che tu come sole prima o poi te ne andrai

Mendica come piace fare a te

Io ti tratterò come fossi un re

Non promettere mai

quello che poi non puoi

perchè come sole anche tu te ne andrai



Scrivi pure sulla lapide

le tragedie fanno ridere

ti è concesso di rimpiangere un po'

Il vento forte soffierà

e la primavera passerà

e tu come il sole prima o poi te ne andrai



Bruciati con il fuoco insieme a me

Perdi il vello quando è facile

non promettere mai

quello che poi non puoi

perchè come il sole anche tu te ne andrai



Scrivi pure sulla lapide

le tragedie fanno ridere

ti è concesso di rimpiangere un po'

Il vento forte soffierà

e la primavera passerà

e tu come il sole prima o poi te ne andrai



Anche tu come il sole, prima o poi te ne andrai

Tu come il sole,

te ne andrai.


pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 12:21 | link |in line commenti (3) pop up commenti (3)
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sabato, 14 novembre 2009

NOVEMBRE

Quando finirà, so già che ne sentirò la mancanza.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 00:16 | link |in line commenti (9) pop up commenti (9)
categorie: pensieri spettinati
lunedì, 09 novembre 2009












Les amants d’un jour Albergo a ore
Moi, j’essuie les verres

Au fond du café

J’ai bien trop à faire

Pour pouvoir rêver

Et dans ce décor

Banal à pleurer

Il me semble encore

Les voir arriver…

Ils sont arrivés

Se tenant par la main

L’air émerveillé

De deux chérubins

Portant le soleil

Ils ont demandé

D’une voix tranquille

Un toit pour s’aimer

Au coeur de la ville

Et je me rappelle

Qu’ils ont regardé

D’un air attendri

La chambre d’hôtel

Au papier jauni

Et quand j’ai fermé

La porte sur eux

Y avait tant de soleil

Au fond de leurs yeux

Que ça m’a fait mal,

Que ça m’a fait mal…Moi, j’essuie les verres

Au fond du café

J’ai bien trop à faire

Pour pouvoir rêver

Et dans ce décor

Banal à pleurer

C’est corps contre corps

Qu’on les a trouvés…On les a trouvés

Se tenant par la main

Les yeux refermés

Vers d’autres matins

Remplis de soleil

On les a couchés

Unis et tranquilles

Dans un lit creusé

Au coeur de la ville

Et je me rappelle

Avoir refermé

Dans le petit jour

La chambre d’hôtel

Des amants d’un jour

Mais ils m’ont planté

Tout au fond du coeur

Un goût de leur soleil

Et tant de couleurs

Que ça me fait mal,

Que ça me fait mal…

Moi, j’essuie les verres

Au fond du café

J’ai bien trop à faire

Pour pouvoir rêver

Et dans ce décor

Banal à pleurer

Y a toujours dehors…

La chambre à louer…
Io lavoro al bar

d’un albergo a ore

porto su il caffè

a chi fa l’amore.

Vanno su e giù

coppie tutte eguali,

non le vedo più

manco con gli occhiali…

Ma sono rimasto là come un cretino

vedendo quei due arrivare un mattino:

puliti, educati, sembravano finti

sembravano proprio due santi dipinti!

M’ han chiesto una stanza

gli ho fatto vedere

la meno schifosa,

la numero tre!

E ho messo nel letto i lenzuoli più nuovi

poi, come San Pietro,

gli ho dato le chiavi

gli ho dato le chiavi di quel paradiso

e ho chiuso la stanza, sul loro sorriso!

lo lavoro al bar

di un albergo a ore

porto su il caffè a chi fa l’amore.

Vanno su e giù

coppie tutte eguali

non le vedo più

manco con gli occhiali!

Ma sono rimasto là come un cretino

aprendo la porta

in quel grigio mattino,

se n’erano andati,

in silenzio perfetto,

lasciando soltanto i due corpi nel letto.

Lo so, che non c’entro, però non è giusto,

morire a vent’anni e poi, proprio qui!

Me li hanno incartati nei bianchi lenzuoli

e l’ultimo viaggio l’ han fatto da soli:

né fiori né gente, soltanto un furgone,

ma là dove stanno, staranno benone!

lo lavoro al bar

d’un albergo ad ore

porto su il caffè

a chi fa l’amore…

lo sarò un cretino

ma chissà perché

non mi va di dare a nessuno

la chiave del tre!









pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 13:20 | link |in line commenti (1) pop up commenti (1)
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lunedì, 26 ottobre 2009

prima o poi, bisogna pure accettarlo.

il fatto che a tutti, prima o poi, qualcosa si rompe.

a volte sono solo ragnatele di incrinature.

e allora, giù a preservare il sano rimasto.

altre volte invece la frattura lascia cocci minuti

polvere quasi

e a poco serve rimettere in ballo il tutto, cercare di assemblarlo alla bell'e meglio.

nessun adesivo può bastare.

ma alla fine, ci si adegua anche alla nuova metamorfosi, a quel fascino dell'imperfetto.

alle cicatrici.

a volte poi paradossalmente non si rimette insieme nulla.

si tengono i cocci in mano e ce li si pianta ancora più in profondità riparandoli.

riparandolo da cosa, poi.

come se qualcuno volesse rompere dei cocci.



poi, prima o poi.

si oltrepassa un limite.

non so bene se di spazio o di tempo.

ma ci si stanca forse.

e i cocci li dimentichiamo. li lasciamo scivolare via.

come immondizia gettata a mare, senza neppure la nobilitazione di una qualche differenziata, con il nobile scopo di una sorta di riciclaggio.

via. alle intemperie.



passano i giorni.

a volte son mesi, se non anni.



e come il mare restituisce i fondi di bottiglia

un giorno ti ritrovi per caso i tuoi cocci sotto i piedi

belli tondi

levigati

te li rigiri caldi fra le dita

ci guardi anche attraverso senza vedere molto

e te li porti appresso a casa.



chè non sai manco tu bene cosa farci.

li metti sul tavolo, e li stai a guardare.



prima o poi magari li ributti a mare, eh.

ma per ora

va bene anche così.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 15:05 | link |in line commenti (17) pop up commenti (17)
categorie: posologia della vita quotidiana
venerdì, 16 ottobre 2009

è un periodo un pò così.

di note dissonanti picchiate forti sui tasti di un pianoforte.

di quei bianchi e neri dei film dell'espressionismo tedesco.

di voglia di lasciar vibrare il fiato.

anche di gridare.

è un periodo di graffi

per vedere cosa c'è sotto.



  Barbara song
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 20:17 | link |in line commenti (10) pop up commenti (10)
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sabato, 10 ottobre 2009

è più facile che un cammello passi dalla cruna di un ago

(ma anche che un ricco entri in paradiso, a conti fatti)

è più facile che nel prossimo futuro si possa incontrare un extraterrestre

(e mi venisse a cercare e a portarmi via sarebbe una bella soluzione)

è più facile credere nella magia, nei folletti, in Laura Palmer e che il fuoco cammini con me.

è più facile pensare che esistono i principi azzurri, gli angeli custodi, e agenti investigativi fighi come quelli dei telefilm.

posso arrivare a credere che esistano universi paralleli, che si possa viaggiare nel tempo, e che ci siano al mondo commercialisti onesti.

posso spingermi a convincermi che inventeranno il teletrasporto.

ma ho imparato che mai mai mai mai e poi mai un uomo e una donna possono essere amici.

mi arrendo all'evidenza.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 00:33 | link |in line commenti (25) pop up commenti (25)
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mercoledì, 23 settembre 2009

LA VITA CHE VOLEVO

More about La vita che volevo



trovo ci sia della poesia nel ricevere in regalo per il proprio compleanno "la vita che volevo"
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 23:48 | link |in line commenti (12) pop up commenti (12)
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lunedì, 21 settembre 2009

mi immagino no, questa scena.

cinquemila anni fa

un impegatuccio maya, o un qualche corrispettivo dell'epoca almeno, viene vessato dal capo ufficio che gli chiede di sistemare il calendario,

e l'impegatuccio, che è uno solerte e vuole fare bella figura, incomincia a stilare stilare stilare.....

e stila stila si rende conto che si è portato avanti col lavoro di cinquemila anni.

va dal capo, e gli fa:

wè, capo (lo so, i maya non erano ancora milanesi all'epoca, ma si sa mai la pianura padana chissà quanto si estendeva una volta...) io avrei anche finito il lavoro.

e capo, mi son fermato al dicembre 2012, son cinquemila anni, nel 2011 qualcuno ci penserà ben ad andare avanti. wè sarà mica la fine del mondo...
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 22:57 | link |in line commenti (6) pop up commenti (6)
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domenica, 20 settembre 2009

Io, Buffa creatura paliofila

ci sono cose che riescono a succedere solo a me.

solo a me e a quelle sfigate protagoniste di libri che però puntualmente a pagina 134 volgono al meglio la loro situazione. e vissero tutti felici e contenti.



ora invece.

costruiamo questo scenario: giorno del palio, fine della terza batteria, gli sbandieratori  e i tamburi entrano in campo.

correndo.

mh.

già la sottoscritta e la corsa non sono molto amiche di loro, ma tant'è.

giro di andata, mi posiziono al mio posto faticosamente arrancando sulla sabbia con gli stivali che pare vogliano uscirmi dai piedi.

nonostante l'emozione di essere lì in mezzo a tutti gli altri sbandieratori, e sentirmi meschinetta, tutto va stranamente bene.

a tempo ci vado.

le alzate, belle, pulite.

non mi casca manco una bandiera.

ultima rullata, ultima alzata.

file pronte per rientrare.

di corsa e...

un passo

.

due passi

..

al terzo passo

...

lo stivale mi è scivolato via.



credo di essere un caso anomalo nella storia del palio.



sono quella che è rotolata fuori dalla fila zoppicando rincorrendo lo stivale.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 23:31 | link |in line commenti (8) pop up commenti (8)
categorie: asti
domenica, 13 settembre 2009

Dall'oroscopo di INTERNAZIONALE, voce Bilancia

So esattamente cosa voglio.

So esattamente cosa non voglio.

E so esattamente cosa un po’ mi piacerebbe,

ma non ci perderò più tempo

perché mi impedisce di ottenere quello che voglio veramente





ora, qualcuno gentilmente spieghi a quello che voglio, che per cortesia, anche lui dovrebbe volere me.





grazie.

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 20:54 | link |in line commenti (3) pop up commenti (3)
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venerdì, 11 settembre 2009

Settembre, ad Asti, la sera.

gli aliti umidicci degli scantinati a bordo strada si fondono con questa nuova aria fresca che aspetti per tutto agosto.

perchè agosto lo vivi in apnea.

come un lungo tuffo nei giorni, e tu trattieni il fiato andando a fondo con gli occhi chiusi, aspettando che il corpo si pieghi in avanti a risalire, finalmente aprire gli occhi e vedere la superficie che arriva, e quando esci, buttare fuori il fiato e respirare.

come se fosse la prima volta.

Settembre, invece.

un fluido passare di calori e frescure.

e i brividi.

che poi, son quelli che ti fan sentire vivo.

guardare la pelle che si increspa e sorridere.

Ad Asti, la sera.

Le strade secondarie deserte o quasi.

rimane il dubbio che lo siano anche quelle principali.

sopra la testa le bandiere. inseguirle per indovinare i confini, guardarne sfumare le une nei colori delle altre. e come fare a spiegare a chi viene dal mare come si fa a vivere senza. che noi navighiamo sui sanpietrini.

Asti, la sera, a settembre, deserta, è così dolce.

a raccontarla, ti accorgi che l'hai tutta sulla lingua. le parole si srotolano da sole, scivolano fuori come se fossero state sempre lì.

asti che è come un abbraccio.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 14:42 | link |in line commenti (8) pop up commenti (8)
categorie: asti
domenica, 30 agosto 2009

ematomi

ho un livido.

è qualche giorno che guardo la galassia di capillari rotti passare dal rosso al blu, al viola al giallo.

l'ho visto sbocciare come un fiore

espandersi come un universo

colare lungo il braccio come una frana



indecisa



se unire i puntini come nella settimana enigmistica, per vedere che figura sarebbe venuta fuori

oppure scrutarlo come i fondi del caffè, per vedere se per caso ci si sarebbe potuto trarre un vaticino qualunque su un incerto futuro

o pari alle macchie di Rorschach utilizzare le libere associazioni per ottenere una qualche diagnosi psicometrica.



oppure, come Ameliè Poulain con le nuvole, semplicemente ritrovare i contorni di buffi animali.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 20:48 | link |in line commenti (6) pop up commenti (6)
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venerdì, 21 agosto 2009

tragedia in poche battute

siamo in quattro, stranamente sorridenti nella media di una serata di agosto ad asti.

entriamo in una gelateria e mentre siamo in coda, continuiamo inspiegabilmente ad essere contenti e a ridere.

forse ad asti non ci sono abituati alla gente che ride e pare divertita, chissà.

(come dar loro torto)

premesso tutto ciò rimane un mistero insondabile il perchè alla signorina alla cassa sia venuto da dirci che non vendevano alcolici.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 23:35 | link |in line commenti (19) pop up commenti (19)
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sabato, 15 agosto 2009

ferragosto. 2

ferragosto.

sabato sera.



ho passato cinque sottolineo cinque ore consecutive a disegnare.

ho fatto cena a merenda e poi ho iniziato a mettere china sulla matita.

ho visto nell'ordine un intero film poliziesco italiano, mezzo poliziesco canadese ambientato a fine ottocento, due polizieschi americani, e se tutto va bene, terminerò con una puntata di telefilm a tema avvocatizio, sempre americana.



mi chiedo, ma con il caldo, un pensiero di carta è passibile di autocombustione?



forse si.



non so più su cosa investire.



recitare? disegnare? l'amore? l'amicizia?

qualcosa che vada oltre ai prossimi cinque minuti, per dire.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 23:17 | link |in line commenti (17) pop up commenti (17)
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ferragosto. 1

il giorno di ferragosto è una benedizione solo nel momento in cui lo vedi come la boa girata la quale l'estate volge al termine.



d'altro canto, è curioso come giungano notizie da mezzo mondo, e per mezzo mondo intendo veramente una fascia di globo terracqueo compreso fra il Giappone e l'America, la Calabria e l'Inghilterrra, tanto per fare degli esempi, di gente che si annoia.



pensa, invece io ad Asti, Piemonte, Italia, 35 gradi all'ombra alle nove del mattino mi diverto un casino.



stamattina per trovare un bar aperto che mi allungasse una brioches e un caffè ho dovuto girare mezza città. E quello che abitualmente è un bar trendy da aperitivi a mezza sera con frequentazione giovanil giovanilistica, pareva il distaccameto geriatrico di un nosocomio di periferia.



la cosa che mi turba maggiormente è che tutta questa gente annoiata fra poco si riverserà, abbronzata, tranquilla, pronta allo scatto invernale per la ripresa del lavoro, e mi guarderà, scruterà ed analizzerà le mie occhiaie e il mio pallore, e mi chiederà come mai paio stanca.



perchè non paio stanca. al massimo, sono stanca.



che poi, non è vero. non sono manco stanca. al massimo, posso essere vagamente incazzata.



facciamo che il prossimo anno vado io ad annoiarmi da qualche parte.



perchè annoiarsi a casa lavorando è veramente troppo trendy per i miei gusti.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 12:09 | link |in line commenti (11) pop up commenti (11)
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venerdì, 31 luglio 2009

prima di partire per un lungo viaggio...

prima di partire per un lungo viaggio

sarebbe opportuno fare attenzione a quello che si mette in valigia.

e mi raccomando, non dimenticare nulla.

che poi, dai alcune cose si possono dimenticare.

ad esempio, il sacchetto di plastica dove mettere la biancheria sporca perchè non si mescoli con quella pulita.

oppure il filo interdentale.

per una sera non si muore se non lo porti.

fare attenzione che i tappi siano ben chiusi, quello è importante, perchè una volta è successo che mi si aprisse il bagnoschiuma in valigia, e non è stata una bella esperienza.

uno può dimenticare anche un cambio, amen.

al limite, posso pensare che in un momento di blackout cerebrale uno possa lasciare a casa anche un pò di pezzi del costume per andare in scena, toh.



ma quando mercoledì mattina ci siamo trovati tutti quanti puntuali alle nove e mezza in stazione qualcosa in questa puntualità, quasi anticipo dell'intera compagnia, doveva farci presagire che l'apocalisse era prossima.



ma nessuno poteva immaginare che chi di dovere, sbarcato alla stazione a dieci minuti dalla partenza del treno, avesse lasciato a casa qualcosa e dovesse tornare a prenderlo.

come dicevo, prima di partire per un lungo viaggio, bisogna controllare di avere tutto.

poi, dai, va bene, qualcosa lo si può dimenticare. non è grave, a tutto si rimedia.

....

MA NON SE HAI DIMENTICATO I BIGLIETTI DEL TRENO!



e va bene, treno perso.



potevamo arrivare a Roma alle 16 e rotti. circa sei ore prima di andare in scena.



partiamo due ore dopo, il treno dovrebbe arrivare alle 18 e qualcosa, pazienza saremo un filo meno riposanti, ma pazienza, riusciamo ancora ipoteticamente a fare tutto. andare in albergo, andare in teatro, fare una tecnica. in tre ore abbondanti, possiamo farcela.



dopo un paio d'ore che siam partite, uno del gruppo inizia a dire:

sento uno strano rumore.

lo ripete ad intervalli regolari fino alla stazione di Grosseto.

Dove ci rendono edotti che il rumore non solo esisteva veramente, ma corrispondeva ad un guasto.

della nostra carrozza.

il treno si deve fermare per riparare il danno.



iniziamo un simpatico balletto sali scendi dal treno, confronta orari, clcola percorsi incrociati, precedenze, coincidenze.

alla fine affranti optiamo per rimanere sul treno che il destino ci ha affidato.



quando il treno finalmente riparte iniziamo a calcolare che forse in albergo non riusciamo ad andarci.

poi iniziamo a calcolare che forse una tecnica non riusciamo a farla.

poi incrociamo le dita e preghiamo tutti i santi di tutte le religioni conosciute, sconosciute e neonate per l'occasione di farci arrivare in tempo per fare lo spettacolo.

io mi affido al mio solito san genesio, che ci pensi lui a me, e a tutti gli altri.



arriviamo in stazione Termini alle otto. un'ora e un quarto prima di andare in scena.

alle otto e venti siamo ancora imbottigliati nel traffico romano.

non ci chiediamo manco più cosa accadrà.



quando arriviamo al teatro villa pamphili facciamo in tempo a mettere gli arredi sul palco, a cacciarci addosso i vestiti, finire di truccarci che arriva il tecnico e ci dice:

Signori, chi è di scena.



pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 11:58 | link |in line commenti (19) pop up commenti (19)
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martedì, 28 luglio 2009

la valigia sul letto...

odio fare la valigia.

alla partenza, mi pare sempre che non sia all'altezza.

è così piccola. dentro ci metto tre cose, e probabilmente due son già di troppo.

le altre viaggiano perfettamente attrezzate.

io improvviso.

e poi, decidere cosa mettere in quella specie di bocca spalancata mi inquieta.

è come cercare di mantenere in vita una specie sconosciuta di animale senza conoscere il tipo di cibo di cui ha bisogno.

così vado a tappe.

prendo delle cose e le metto su un tavolo

poi le sposto sul letto

poi ad intervalli più o meno regolari butto dentro.

chiudo la zip.

e mi rendo conto che si parte.

che vorrei mettermici io in quella valigia.

svegliarmi già arrivata là, anzi, no svegliarmi già arrivata a casa e mollare questa apnea e tornare a respirare, forse.perchè poi la valigia del ritorno è ancora peggio di quella dell'andata, a volte.

perchè è più definitiva.

perchè riporti a casa cose, ma ne lasci sempre altre.

generalmente, le più importanti.

in un viaggio a parigi una volta ho perso la fiducia e l'amicizia.

deve essere scivolata via dalla zip.

stupide zip che si chiudono male.

in un viaggio a roma ho perso la curiosità verso le persone.

l'avrò appoggiata sul comodino, vai a sapere, sarà scivolata sotto il letto.

uno poi parte di fretta, si sa, a volte per la fretta non si bada ai particolari.

in un viaggio a venezia ho perso, boh, non saprei, cos'ho perso. direi l'amore.

sono distratta evidentemente, mio malgrado, nonostante controlli più volte.

alla fine torno sempre con un pezzo di meno.

e con una valigia isterica sempre più pesante.
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categorie: pensieri on the road
giovedì, 23 luglio 2009

agosto. vuoto mio ti riconosco.

siamo onesti, la bellezza dell'estate è nelle promesse di giugno.



lo era almeno ai tempi delle scuole.



le lezioni a giugno finivano, ma la sera già si usciva, e si viveva con il brivido di chissà cosa si sarebbe potuto fare dopo.



quando ci sarebbe stato più tempo.



le giornate che si allungavano, la luce fino a tardi, e due mesi per fare, cosa, chissà poi, io non l'ho mai scoperto.



poi arrivava luglio e a metà agosto l'estate era finita.



di cose ne succedevano, certo.



ma nulla che equivalesse il piacere quasi fisico di quella attesa.



nelle sessioni estive universitarie giugno si perdeva negli esami e si arrivava alla fine con l'impressione di essere stati fregati.



ora, giugno è un mese come un altro. si perde nel quotidiano scorrere del tempo.



e una sera di luglio ti rendi conto che le giornate si stanno già accorciando.



e ti si accorcia anche un pò il respiro.



poi fai finta di nulla, fingi di non farci caso.



tanto agosto è alle porte, no?









"ho vissuto la mia vita tra la nostalgia dell'estate e il gelo dell'inverno. Quando ero più giovane, avevo l'abitudine di pensare che con l'arrivo dell'estate, mi sarei innamorato di una persona magnifica, e allora avrei potuto iniziare a vivere veramente. Ma quando finiva di fare tutto quello che ero costretto a fare, l'estate era già passata e tutto quello che rimaneva non era altro che il gelo dell'inverno. e quella non era la vita che avevo sognato di vivere"




L.G.W. Persson "tra la nostalgia dell'estate e il gelo dell'inverno"










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categorie: pensieri di carta, pensieri spettinati
venerdì, 17 luglio 2009

piccolezze a margine di una bella serata

ci deve essere un motivo se le testimonial dei profumi e dei deodoranti delle mie amiche sono fanciulle eteree e magrissime, leggiadre, che fanno la qualunque e non stillano una goccia di sudore manco a spremerle.

donne che si muovono sinuose e attirano gli sguardi, che fanno innamorare di sé per la loro algida alterità.

( e che però anche loro nel loro piccolo attirano gente strana, che dai e dai finisce con il naso sotto le loro ascelle, ma vabbè, non sottilizziamo, è pubblicità, mica vita reale).



il testimonial del mio deodorante preferito, no.





è Cannavaro.



....





(Comunque sia, ho scoperto che gli uomini utilizzano un aggeggio che ha la LUBRASTRIP e che VIBRA.

prima che mi si aprisse una porta su uno sconfinato mondo di perversioni, ci hanno tenuto a sottolineare che si trattava semplicemente di un rasoio.)
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lunedì, 13 luglio 2009

150 la gallina canta. (ancora tu? ma non dovevamo rivederci più?)

e invece.

con tutto quell'affannarsi a cercare di uscire dalla finestra di una produzione, ne rientro buttata dentro a calci nel sedere dal portone.

roba da non crederci, appunto.

e invece.

ma secondo me dipende dalla crisi.

economica.

e forse dalla congiuntura negativa.

astrale.

fatto sta, che volenti o nolenti, dolenti o meno, scivoleremo giù a Roma a Villa Pamphili.



SE qualcuno di Roma e dintorni passasse di lì.

io son lì.

....

e vabbè.



















no, ma son contenta eh.

.....

....

....






pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 20:38 | link |in line commenti (10) pop up commenti (10)
categorie: teatro
mercoledì, 08 luglio 2009

Sempre libera degg'io folleggiare di gioia in gioia....

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 01:10 | link |in line commenti (6) pop up commenti (6)
categorie: teatro
martedì, 09 giugno 2009

magic number di 'sti ciufoli

Il mio primo cellulare


L’ho preso con i punti della benzina.


Era uno di quei motorola bluette con sportellino apribile.


A me lo sportellino è durato qualche anno, visto che il telefono, lo uso assai poco. E chi mi conosce bene, lo sa. Chi mi conosce poco, non lo capisce ma si adegua e quelli che non mi conoscono ma vorrebbero farlo (o almeno, così asseriscono) se ne fanno un cruccio fino a raggiungere il parossismo della maleducazione nel vano tentativo di redimermi.


Dopo la rottura dello sportellino, mi son comprata (azzardando un passo a dir poco enorme per me anche se infimo per la storia dell’umanità…) uno di quei nokia, non so se avete presente, quelli base, compatti, tenaci, di quelli che se ti cadevano nelle fogne gli uscivano le pinne, gettavano il rampone e scalavano gli scarichi pur di tornare da te.


Sono riuscita a far scadere la scheda vodafone che avevo dentro, a furia di non ricaricarla, talmente spesso io uso il telefono.


Ma è ormai il 2005, ormai hanno quasi tutti cellulari che servono la colazione, tengono compagnia con performance teatrali, fanno saltare fuori nani e ballerine e foche ammaestrate per il giubilo dei clienti.


E io, nel novembre del 2005, mi compre un portatile.


Meglio, ce lo compriamo io e mio padre. Due oc identici, che in OMAGGIO recano con se addirittura nientepopodimenoche: DUE VIDEOFONINI


Esatto signori. A casa PDC ben due (o 4 che dir si voglia) innovazioni tecnologiche in una botta sola (la prossima avverrà nel 2008, con la vincita da parte della augusta genitrice grazie ad un concorso della Stampa di ADDIRITTURA un lettore dvd)


E qui inizia il germe della storia che andrò a raccontare.


Ma veniamo ai giorni nostri.


O meglio al giovedì di ormai tre settimane fa, quando rientrando a casa dopo aver fatto la spesa, un paio d’ore prima di partire alla volta del lago di garda per un lavoro, aprendo la porta, mi scivola di mano il cellulare.


Destino vuole che a fronte di una stupida caduta, questo rincoglionito aggeggio si separi in due.


Tenete presente che parliamo di un modello LG U8330, eh.


Si separa in due, tranciando la scheda che collega la parte superiore a quella inferiore.


In un attimo ho capito che avevo appena perso con ogni probabilità tutti i dati che avevo in memoria, perché conoscendomi, tendo sempre a supporre il peggio, ovvero che tutti i dati fossero sul videofonino e non sulla sim (non vi terrò sulle spine, si, ho perso tutti i dati, tutte le fotine tutti i numeri…ma vabbè.).


MA io, stolta donna, corro di sopra memore del fatto che nascosta in qualche anfratto della magione c’è la seconda scatoletta con un altro videofonino identico pronto ad essere utilizzato.


Ehhhhhhh


No.


Troppo semplice sarebbe. I telefonini 3 vengono venduti con la loro sim, e altre sim non possono leggerle, ma neppure dello stesso gestore eh.


Intelligente.


Corro al negozio tre, dome mi rendono edotta del fatto che o compro un altro telefono, o faccio sbloccare quello.


Mi piace l’idea di sbloccare, perché voglio dire. Ho un telefono integro, perché mi deve essere impedito di utilizzarlo?


Con il mio vecchio numero, ovviamente.


Mi dicono, ritorni la prossima settimana.


Ed io la settimana dopo, torno. Con il mio pacchettino di cellulare rotto, nuovo, in modo tale che possano darmi la documentazione.


Ma al negozio hanon fatto ponte, mi dicono, torni dopodomani, ma non si preoccupi, che la spedizione del cellulare la facciamo noi.


E io torno. E mi dicono che devo telefonare al 133 dove mi daranno un numero di sblocco.


E io telefono. La prima volta mi dicono che devo attivare obbligatoriamente la sim del telefono integro, altrimenti non me lo possono sbloccare.


E io, attivo.


E  ritelefono, dove mi dicono che se non ricevono un fax non possono inoltrarmi nessun numero.


E allora vado in negozio dove telefonano loro e se ne evince che devono mandare documentazione POI io ritelefono, loro mi danno un codice e FINALMENTE può partire lo sblocco, sempre che il cellulare abbia più di 18 mesi.


Cavolo, è del 2005, non lo fanno più dal 200. fai tu.


Intanto è passata una settimana e io devo ripartire alla volta del lago di garda.


Peccato che sul lago di garda io riceva una telefonata di mia madre che mi dice che han telefonato dalla tre dicendo che la pratica deve essere cestinata a causa della mancanza della fotocopia della carta di identità.  A domanda di mia madre sul perché, la rispostaè: dobbiamo cestinare per la privacy.


E QUI, UNO SI DOMANDA GIA’: PER LA PRIVACY? MA SE MI HAI APPENA TELEFONATO PRENDENDO IL MIO NUMERO DI TELEFONO DA UNA PRATICA, IMBECILLE, LA PRIVACY MI PARE SI SIA FATTA ANDARE A BENEDIRE.


Ma tant’è. Rifacciamo la trafila.


Tanto, la mia vita sociale aveva giusto bisogno di un’impennata neh.


L’altra mattina, mi telefonano dalla tre.


E mi dicono.


LA SUA PRATICA NON PUO’ ESSERE PORTATA AVANTI.


Ah. No?


NO, perché RISULTA CHE IL SUO TELEFONINO è STATO ATTIVATO POCHI GIORNI FA


E me lo avete detto voi di farlo


E MA COSI’ RISULTA ACQUISTATO L’ALTRO GIORNO


Ma le ho detto che l’ho comprato nel 2005


QUI RISULTA CHE QUELLO COMPRATO NEL 2005 è QUELLO ATTIVATO NELLO STESSO ANNO


Eh, appunto comprati insieme stesso giorno


DOVREBBE DIMOSTRARCELO


Mi scusi, ma secondo lei che tipo di perversione mi porterebbe a sprecare tempo e fatica per cercare di convincerla di aver comprato un cellulare nel 2005, mi sfugge sa?


CI DOVREBBE FAR PERVENIRE UNO SCONTRINO


Sta scherzando? Uno scontrino del 2005? Ma lei ha idea? Ho avuto anche altro da fare che non tenere uno scntrino di 4 anni fa. In 4 anni cambiano della cose, cambiano le case, muoiono persino delle persone, lei pensa veramente che io abbia pensato di tenere uno scontrino fetido perché un giorno sarei arrivata alla psicopatia di dover dimostrare di aver comprato un cellulare ne l 2005, lo capisce che è folle?


LO CAPISCO


Mi fa piacere che mi capisca.


MA E’ LA PROCEDURA. CI FACCIA PERVENIRE I CONTRATTI.


No, lei non capisce, a me non hanno dato assolutamente nessun contratto. Al massimo può avermelo fatto per il cellulare vecchio


ALLORE CE N’E’ UNO VECCHIO E UNO NUOVO


No, sono tutti e due vecchi solo che per comodità per me quello nuovo è quello che funziona e quello vecchio, quello ridotto ad un colabrodo


(intanto il tono era già ampiamente alterato, diciamo che la conversazione poteva essere percepita chiaramente oltre la soglia di casa mia)


quello che non capisco signora, a parte il fatto che lei mi capisce e che è la procedura, è il fatto che non le sto chiedendo cose strane, non le sto chiedendo di cambiare gestore, non le sto chiedendo di ficcare nel vostro telefonino una scheda nemica.


Mi pare incredibilmente stupido avere due telefonini UGUALI con due SIM della TRE e non poter far nulla per poterne usufruire liberamente.


PUO’ FAR PERVENIRE LO SCONTRINO.. VADA AL NEGOZIO


Signora, il NEGOZIO NON C’E’ PIU’, son passati 4 anni. 4 ANNI.  Non 4 giorni. Non 4 mesi. Ma 4 anni.


PUO’ PROVARE A CHIEDERE I CONTRATTI AL NEGOZIO DOVE HA FATTO L’ATTIVAZIONE


Ah… signò, ma allora non ci capiamo a me non mi ha fatto firmare un bel nulla. In che lingua glielo devo dire


LA CAPISCO MA NON LA PRENDA COSI’, MI SPIACE SENTIRLA ALTERATA LA CAPISCO


No, non me lo dica più la prego, perché mi scusi, sa ma qui è tutto così tremendamente ottuso.. davvero, ma neppure nelle migliori piece del teatro dell’assurdo ho mai visto una situazione così ridicola. COMPLIMENTI…


(e qui intanto il tono della conversazione aveva raggiunto toni tali che poteva essere percepita chiaramente anche dalla strada oltre i doppi vetri, naturalmente, chiusi)


almeno potete tenere un attimo aperta la pratica finchè non troviamo una soluzione?


MI SPIACE LA PRATICA LA DOBBIAMO CESTINARE, PERO’ DAVVERO SE LEI CI FA AVERE LO SCONTRINO NOI RIAVVIAMO IL TUTTO E VELOCEMENTE NE VERREMO A CAPO


In alternativa?


DEVE LASCIARE PASSARE 18 MESI


18 mesi? Senza telefonino? Cos’è, umorismo inglese? No, perché non lo capisco.


LA CAPISCO, MA PURTROPPO E’ LA PROCEDURA, BUONA GIORNATA


Eh, buona, si. Buonissima.


Vado al negozio tre.


Dove il gentile omino preposto, per l’ennesima volta, prova a risolvere l’ingarbugliata matassa.


Matassa che però rimane indecorosamente ingarbugliata.


 


Se non faccio pervenire lo scontrino dell’acquisto del pc loro non possono credere che sia stato acquistato nel 2005.


Ma io mi dico, ok, ma sullo scontrino se non c’è scritto che in omaggio c’era il cellulare, a voi, a conti fatti che differenza fa? Potrei aver prodotto uno scontrino qualunque di un negozio che per altro ha cessato l’attività da anni.


Io non vi porto lo scontrino, ma voi non potete andare sulla parola.


Eh, sa, per la garanzia.


Ma se vi dicessi che me  ne strafotto della garanzia? Che voglio solo che mi sblocchiate questo maledetto cellulare? Eh no, la procedura.


Una procedura alquanto demenziale, però.


Così adesso ho una sim col mio vecchio numero per il cui funzionamento necessito di un cellulare, di un cellulare che mi piaceva e sapevo usare che non posso usare con la mia sim, e in più un nuovo numero telefonico che devo mantenere in vita per 18 mesi eventualmente.


Io, che a malapena uso un cellulare. Che ho fatto e ricevuto più telefonate in queste settimane verso e da negozio Tre e centro assistenza che in tutto il resto dell'anno.


A questo punto, voi non mi sbloccate il cellulare, e io devo cambiare telefono.


Ma se mi obbligate a cambiare telefono, allora cambio anche gestore  e inizio la pratica per la portabilità del numero.


e che cribbio.


 


Se qualcuno è riuscito ad arrivare fino a qui, quale gestore mi consiglia?

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Più riguardo a Malinverno



io non lo ricordo più quando è stato il primo sguardo posato su malinverno.

sul blog intendo. bisogna risalire al (fatidico) 2004.

ricordo in sequenza un post sulla piccola giulia e la pozione per far crescere alberi di fidanzate.

ma forse l'imprintig me lo ha dato questo post.

che poi, il blog di malinverno è tante cose. è gianni malinverno; quello che mi ha fatto pensare finalmente dei racconti in cui si parla di una silvia. adesso potrò dire che mi chiamo silvia - come quella di Leopardi?- no, come quella di malinverno.

sono le fulminanti battute della serie "ascoltate sull'autobus".

e sono i vari racconti malinconici, quella stessa malinconia che abita anche nel mio cervello. per quello, forse, quel riconoscere un'affinità che non so spiegare (come entrare in una casa arredata perfettamente a tuo gusto, una cosa del genere) è scattata la scintilla dell'ammirazione.

perchè malinverno non scrive come chi vuole diventare scrittore.

malinverno è

uno scrittore.



c'è chi è solo perché non sopporta più gli altri e c'è chi è solo perché gli altri non sopportano più lui.

Gianni Malinverno era solo perché tutti, chi prima e chi dopo, se ne erano andati.
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categorie: pensieri di carta
martedì, 02 giugno 2009

pensieri & cantine

in certe sere, che ancora sere non sono, ma momenti di passaggio fra un tempo prima, decisamente giorno e uno dopo, decisamente sera.

in quel momento che è spostamento da un luogo all'altro.

quando fuori fa caldo come se fosse estate, ma i pollini che circolano tradiscono una primavera prepotentemente tardiva.

passare per le strade e sentire all'improvviso una bava gelida di umido di una cantina uscire e aggrovigliarsi alle gambe, quasi a risucchiarti come un vortice di corrente nel mezzo di un fiume.

ecco, così.

così, casualmente, con nelle orecchie nothing really ends, mi sopraggiunge il ricordo di qualcosa.

di qualcosa che è qualcuno.

di qualcuno che sei tu.

ma non è neppure del tutto vero.



non ti manca un uomo? mi chiedono

uno? uno qualunque? no.

uno specifico? neppure.



a volte

mi manca un piumone rosso in un inverno di mille anni fa

o

mi manca una maglia a righe

o

mi manca uno stupido gatto rosso che mi si addormenta sulla pancia



ma più che altro, mi manca la sensazione, la percezione di me che avevo in quei momenti.

mi manco io.



così, lo ammetto, di sopresa, il pensiero mi coglie.

poi la canzone finisce

il passo mi porta oltre la carezza gelida

ed io,

io mi scanso.















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categorie: posologia della vita quotidiana
martedì, 26 maggio 2009

Stefania Bertola.

è una delle scrittrici che adoro.

quando apriamo un libro abbiamo a volte bisogno di cose diversissime.

a volte, è lo stile di scrittura che ci entusiasma. altre, è la capacità di creare intrecci, il ritmo, le descrizioni.

a volte apriamo un libro per tuffarci in un chilometrico avvicendarsi di pagine, oppure ci dedichiamo abrevi racconti.

ma quando apro un libro della Bertola, il novanta per cento delle volte, vuoi per un motivo, vuoi per un altro, io trovo delle risposte.

a volte trovo risposte a domande che non immaginavo fossero lì ad attendere proprio quella risposta.

e quando apro un libro della Bertola, so di certo che ne uscirò guarita.

non c'è pretesa alcuna nei suoi libri. non si fingono quello che non sono. non si travestono.

sono sinceramente e genuinamente e onestamente e sfrontatamente taumaturgici.

sono catartici. 



Più riguardo a Ne parliamo a cena Più riguardo a Biscotti e sospetti Più riguardo a Aspirapolvere di stelle Più riguardo a La soavissima discordia dell’amore
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venerdì, 22 maggio 2009

di gravità e strappi nelle mappe di mondi

non son buona con le parole.

si ingarbugliano in immagini mute.

mi girano nel cervello, abbastanza nitide, ma al momento di essere posizionate in fila le une dietro alle altre, sono indisciplinate come scolaresche in gita. e io non ho abbastanza polso per governarne la naturale predisposizione allo sparpagliamento.

per questo ieri alla presentazione del libro ho lasciato che le parole degli altri mi attraversassero un pò.

così, per vedere se incontravano ostacoli o se la via era sgombra se cozzavano contro qualche organo interno oppure se sono vuota e consunta chissà, ormai rinuncio a fare ipotesi.



Gravitazionale questo è il nome di quel peso che mi sento  sempre sopra il cuore sopra la mia testa che è ormai stanca di pensare al mondo e al quel suo girare...



passano gli anni. la gente si sposta ma non troppo torna sui suoi passi, spesso falsi, la vedi agitarsi. quello che ho imparato, è non curarmene troppo.



sedermi a riva.

aspettare che qualcosa accada.





non ti allontanare da te in memorie che non ti appartengono....



sono le frasi che non ho mai detto a rendermi fragile...




in certe sere te ne rendi più conto che in altre.

che non parli perchè non è che non hai nulla da dire, ma sempre più spesso ti ritrovi con cose che non puoi più raccontare.



forse hanno dimenticato la mia esistenza un'interferenza alle loro abitudini...



ma io son sempre stata a lato. ormai mi si percepisce solo se sono a lato.

appaio a casaccio, ogni tanto scompaio.

mi chiedono chi aspetto. e chi lo sa. io aspetto sempre qualcuno o qualcosa. ho fiducia nel fatto che si farà riconoscere.

ascolto cantare

canticchio

conosco i testi

conosco le parole

conosco le persone

conosco alcune delle storie

prendo tutto nella mia testa accartoccio sparpaglio.

come la carta vetro alcune cose ti entrano dentro e ruvidamente ti rendono liscio e lucido.



si precipita per un difetto, è la giustizia della gravità. cadere è naturale ma rialzarsi è una scelta.





le parti in corsivo arrivano da brancichi di  Alexander Macinante, "Gravitazionale" "Spettacoli Viaggianti" e "DestinAzioni".



conoscete?



no?



e che aspettate a comprarli :-)
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martedì, 19 maggio 2009

Fiera Dei Libri.

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categorie: fiera dell ibro
venerdì, 08 maggio 2009



la mia stella polare punta a nord-est.

evidentemente ogni bussola ha la sua peculiare sfasatura che calibra il percorso verso la giusta destinAzione, quella che tu non conosci, ma che è fatta per te.



e se io certi giorni non mi trovo, è solo perchè sono semplicemente trecentocinquanta, quattrocento chilometri più in là.
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domenica, 03 maggio 2009

come evitare l'avvelenamento da stronzi

Più riguardo a Il metodo antistronzi

NON MISCHIATEVI AI BASTARDI: LEONARDO DA VINCI AVEVA RAGIONE




Questo in sintesi il consiglio di Bill Lazier: informatevi bene prima di accettare un lavoro.

Cercate di scoprire se state per infilarvi in una tana di stronzi, e se la risposta è si, rinunciate da subito alla tentazione di unirvi a loro.

Ha detto Leonardo da Vinci: è più facile resistere all'inizio che alla fine, che suona un pò come una massima di psicologia sociale.più si investe tempo e fatica in una cosa, anche la più inutile, sbagliata o stupida, più si fa fatica a rinunciarvi, che si tratti di un brutto investimento, di una relazione distruttiva, di un lavoro sfiancante o di un ufficio pieno di prepotenti, stronzi e bastardi.

anche se tutti sanno che le decisioni non dovrebbero essere influenzate dai costi fissi, il principio perverso "ci ho investito troppo per mollare" influenza profondamente il comportamento umano.

siamo sempre pronti a giustificare il tempo perso, la fatica, il dispiacere e gli anni che dedichiamo ad un'impresa cercando di convincere noi stessi e il prossimo che debba esserci qualcosa di giusto e importante in quello che facciamo, altrimenti non ci sprecheremmo tutta la vita.e oltre al danno la beffa: più sprofondiamo nella merda, più rischiamo di diventare stronzi anche noi



da "il metodo antistronzi" di R.I. Sutton
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categorie: pensieri di carta
giovedì, 30 aprile 2009

cronache dal meraviglioso mondo delle standiste

ci riprovo.

quest'anno, è la fiera di asti. vestita da corsara. a distribuire volantini e penne.



io: posso lasciarle questo volantino per una caccia al tesoro che le permette di partecipare all'estrazione di un viaggio a londra?



lui: (mi guarda e mi indica) e quelle cosa sono?.



io abbasso gli occhi, e per forza di cause maggiori, il mio sguardo incontra la prima parte anatomica ingombrante a disposizione. ammetto che per un attimo rimango interdetta. poi l'illuminazione, come san paolo sulla via di damasco... vedo spuntare una penna.



io: ah, tenga pure, è in omaggio questa.



lui: grazie signorina, lei è un angelo!



si allontana felice.

 

sospiro.

e concludo che mi ci son voluti anni e anni e anni

ma finalmente ho capito cosa vogliono da me gli uomini.

finalmente so come renderli felici.



e potevano dirmelo prima che bastava una biro eh.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 23:32 | link |in line commenti (11) pop up commenti (11)
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